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La parola “Kashrut” ‘deriva dall’ebraico “kosher” e
ci riporta ai canoni della dieta giudea; più precisamente
significa: adatto ed appropriato. Contro dunque quelle
che sono le idee comunemente diffuse, la parola “kashrut” non
riguarda un tipo di cibo, bensì un modo di
mangiare e una forma di alimentazione opportunamente
rivisitata per una migliore aderenza con i rituali
ebraici o con i paradigmi religiosi già anticamente
riportati nel libro di Torah (Pentateuco).
Obiettivo di tali “regole” alimentari è il
conseguimento di abitudini di cui beneficino corpo
e animo, attraverso equilibrio fisico e mentale.

¿Come
sapere se il cibo è “Kosher”?
Fino
a non molti anni or sono, la maggior parte degli
alimenti erano preparati in cucina o in piccole
aziende agricole delle comunità locali.
A quei tempi era relativamente facile venire
a sapere se certi alimenti fossero “Kosher” o
meno. Oggi giorno però, a causa della
industrializzazione, degli scambi internazionali
e della produzione massificata, si sono sviluppate
situazioni nelle quali la maggioranza degli alimenti
sono trattati, lavorati, cucinati, conservati
o confezionati nello loro paese di origine. A
causa di ciò è praticamente impossibile
capire, dall’etichettatura, gli ingredienti
ed i processi lavorativi impiegati per molti
prodotti; ciò è ancor meglio evidenziato
dai seguenti fatti:
1. Generalmente la legislazione
di un paese non richiede una specifica indicazione
di tutti gli ingredienti impiegati; ciò in
particolare qualora questi siano presenti in
quantità esigue.
2. Il consumatore non ha alcuna possibilità di
conoscere se gli ingredienti elencati in etichetta
derivano da animali o altre fonti che non sono “Kosher”.
3. A volte vengono utilizzati termini troppo
generici quali “spezie” o “aromi” che
non forniscono alcuna informazione specifica
sulla natura di questi ingredienti
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